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02mag 2026

"Il Muro di Odette" di Elisabetta Susani

IL MURO DI ODETTE
Mostra personale di Elisabetta Susani
Spazio Fotografia San Zenone, Reggio Emilia
30 aprile – 17 maggio 2026
Inaugurazione giovedì 30 aprile, ore 18

XXI FESTIVAL FOTOGRAFIA EUROPEA 2026 | CIRCUITO OFF

Il tema del Festival: Fantasmi quotidiani
Nulla di più attuale del tema scelto per il XXI Festival della Fotografia Europea, che si inaugura a Reggio Emilia il 30 aprile 2026. Nulla di più familiare per un’artista come Elisabetta Susani, che con le ombre e i fantasmi della memoria intrattiene da anni un dialogo polifonico personalissimo.

Con gli “spettri e le inquietudini” Elisabetta vive, protetta dalla penombra, come recita il componimento avvertimento che accoglie chi bussi alla porta del suo sito nowherebyes.com
E incontra fantasmi ovunque vada. Nulla di strano, giacché predilige musei defilati, architetture bullizzate, pile di scartoffie accatastate dalla storia, luoghi di controversa bellezza. Ne ha disseppellite biografie desaparecide, ne ha svelata la inquietante verità nei cerei incarnati della malattia e del dolore innocente.

La mostra: Il muro di Odette
Il progetto riguarda il muro di Berlino.
Appartiene al ciclo MuroMadre, tuttora in fieri, inaugurato con la serie The Wall, esposta alla Biennale di Architettura di Pisa del 2023. La mostra è allestita in uno spazio intimo, raccolto e vagamente claustrofobico, per consentire anche al visitatore di intrattenersi vis-à-vis con Odette. L'ambiente sonoro è affidato a Béla Bartók, la cui violenza espressiva fa da contrappunto all'apparizione fantasmatica. La narrazione, costituita da un corpus unitario di visioni, è concepita come un’opera aperta “che advoca il rimosso. Sono i nostri orrori, timori, pensieri a circostanziarne la lettura”.
Le istantanee originarie sono state scattate nel 2024 al Memoriale del Muro.
Quale topos archetipico, il muro è un dispositivo dalla simbologia ambivalente, fonte improsciugabile di ispirazione artistica. Quello di Berlino è più di un simbolo, li rappresenta tutti, in quanto arcinoto, strafotografato e visitato, un monumento memento per tutti noi. Tuttavia, il costrutto mediatico che lo ha trasformato in un’icona pop potrebbe dissuadere dal posare lo sguardo sulle sue disjecta membra.
Eppure al crepuscolo, in Bernauer Strasse, quel tratto superstite della Berliner Mauer torna ad essere quello che è: un luogo dell’anima dolente.

È proprio qui che l’artista incontrerà Odette, fanciullina disincarnata, costretta a fuggire dal reclusorio della Terramadre, e intrappolata nella Todesstreifen, l’ orrida striscia della morte. “Integra, intatta, predestinata. Un agnus, un capro espiatorio: affiora dall’abisso in cui ci hanno precipitati, disposta al sacrificio, pur di raggiungere la libertà”.
È proprio qui che avviene il trapasso, la catarsi.
“Il limes come limen. L’attraversamento come metamorfosi alchemica.”
Le opere di Elisabetta Susani immortalano nel muro sublime della memoria i fantasmi dell’eterno presente, dalle sinopie nucleari di Hiroshima alla roulette delle vittime, nei quotidiani dispacci dei Tg.
“Il tragico attico come condizione esistenziale”

Odette
La scelta del nome della protagonista, Odette, rivela la frequentazione quotidiana dell'artista con il paradosso, l’assurdo e l’unheimlich. Odette è senza dubbio la danseuse principessa cigno, prigioniera di un lago di lacrime materne, vittima di un sortilegio che la destina ad eterna sofferenza.
Ma, casualmente, Odette è anche la cocotte del demi-monde dei parvenus parigini, abile manipolatrice che ossessionerà e sposerà Charles Swann, in À la recherche du temps perdu. E poi c’è Odette Sansom, ombra fra le ombre, l’agente segreta, eroina della resistenza inglese e prima donna a ricevere la George Cross.

L’artista
Elisabetta Susani è inquieta, vulnerabile, perennemente in cammino.
Artista poliedrica e intellettuale indipendente, imbocca sovente tragitti in contromano, purché intreccino ricerca visiva, approfondimenti storiografici e pensiero teorico. Sedotta da lacerti, relitti, rimosso e palinsesti, incontra il dolore, la cura, le api e l’altrove, insegna con passione al Politecnico di Milano e all’Accademia di belle arti di Brera, ma nel 2018 abbandona definitivamente la scena urbana.
Oggi coltiva il margine. Compone passi, parole, sguardi. È un’osservatrice partecipante, esteticamente responsabile. Fotografa mentre vive, incontra, subisce. Non attende, l’immagine accade. La incantano il sublime minuscolo e il reale ermetico. Attraverso le sue opere riflette e trasfigura.
I suoi progetti espositivi più recenti risemantizzano luoghi, preferibilmente appartati: Collapse (Mulazzo, 2025), Inganni (Padova, 2024-2025), Quotidiana Apocalisse (Firenze, 2024), The Wall (Pisa, 2023).

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